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Allargare o restringere? Alcuni casi di successo

Mag 31,2019 |

7 MIN READ |

Brand Identity

Di fronte all’aumento della concorrenza e a margini sempre più risicati, molte aziende si trovano a dover rivalutare il proprio posizionamento e a scrivere una nuova storia del futuro societario. Un passaggio obbligato che scatta dopo anni di gloriosa attività, con grande sforzo decisionale e di rebranding, oppure una scelta strategica messa nera su bianco in fase di startup. In entrambi i casi, ingredienti fondamentali sono coraggio e visione a lungo termine.

Torniamo allora al titolo del nostro articolo: continuare a presidiare il mercato allargando il proprio business o specializzarsi e verticalizzarsi? Due possibilità una alternativa all’altra, con conseguenze e pesi ben diversi.

Allargare...

C’è chi rivede la tattica inglobando nuovi servizi e prodotti, spesso tramite acquisizione di altre aziende più piccole.

È il caso di celebri gruppi industriali – vedasi per il territorio bresciano Lonati o Camozzi – in cui ogni singola azienda continua a preservare la propria identità, pur essendo parte consapevole di un progetto superiore di estensione e acquisizione di fette più grandi di mercato e di prospect.  

Ma è anche il caso del piccolo artigiano, che una volta realizzava cinture e borse da donna mentre oggi dedica buona parte del suo tempo a creare cucce, trasportini, collari e guinzagli per cani. Oppure della vecchia cara ferramenta di paese, che oggi oltre a chiavi e cacciaviti espone candele, tazze, materiale didattico. Un allargarsi per sopravvivere vista come unica soluzione. Ma è sempre davvero così?

… o restringere il proprio business?

Ci sono poi aziende che decidono di ultra specializzarsi. Una scelta audace grazie alla quale oggi abbiamo interessantissimi casi studio, potenziali esempi per ogni impresa del mondo – piccola o grande che sia – in cerca di una propria personalità. Vediamo qualche esempio concreto.

Torniamo a parlare del brand Coca-Cola. Sin dalla sua nascita, avvenuta nel 1886, la società ha sempre messo al centro del proprio business l’ormai storica bevanda. Nel tempo ha poi introdotto altri marchi – Sprite, Fanta, Powerade, Coca-Cola Zero, Coca Light -, ma solo il nome Coca-Cola può essere considerato uno status symbol transgenerazionale e universale. Per quanto riguarda i numeri, nel 2016 la divisione Coca-Cola copriva da sola il 73% dell’intera produzione della company americana (fonte: Forbes).

Un altro esempio molto interessante è quello di Brunello Cucinelli, stilista italiano che ha fatto del cashmere la sua unica professione. Un imprenditore fin dalle origini attento alla valorizzazione delle persone e molto sensibile ai bisogni degli altri, al punto da mettere il proprio profitto a disposizione per la costruzione di scuole e servizi e per il recupero di luoghi di culto e beni culturali. Dal 1978, quando ha iniziato ad avvicinarsi al mondo del cashmere, Cucinelli non ha mai più cambiato rotta. Oggi è uno degli uomini più ricchi del mondo.

Anche la Brembo rappresenta un caso eclatante. Nata in provincia di Bergamo nel 1961 come piccola officina, è oggi presente in 16 Paesi e in 3 continenti con il suo unico e grande business: lo sviluppo e la produzione di impianti frenanti a disco per veicoli. Dal 1995 è quotata in Borsa.

Cosa dimostrano questi casi di successo

Coca-Cola, Brunello, Brembo: cosa ci raccontano questi casi di successo? Anche se provieni da una famiglia di contadini puoi diventare il re mondiale del cashmere. E anche sei una piccola officina familiare della provincia bergamasca puoi arrivare a conquistare 3 continenti.

Non porre limiti al tuo progetto: sogna in grande… e rincorri il tuo sogno!

 

Claudia Martinelli. SEO Copywriter appassionata di scrittura per il web, dal 2018 collabora con Milklab dando il proprio apporto per la riuscita di progetti vincenti e stimolanti

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